Il testo si concentra sul nodo storico e topografico della presunta sepoltura di Manfredi di Svevia lungo il fiume Liri, dopo la sconfitta nella battaglia di Benevento (1266) e la successiva traslazione del corpo ordinata da papa Clemente IV.

Colasanti affronta il problema da tre prospettive intrecciate:

  • le fonti medievali con riferimento soprattutto alla testimonianza dantesca;

  • la tradizione locale del basso Lazio, in particolare dell’area di Ceprano;

  • la geografia storica del Liri, con attenzione ai guadi e ai luoghi di confine.

 

Le fonti sulla morte e sulla traslazione del corpo

Colasanti ricostruisce il quadro documentario:

  • dopo la morte in battaglia, il corpo di Manfredi fu sepolto dai vincitori angioini in una fossa presso Benevento;

  • Clemente IV, ostile agli Hohenstaufen, ordinò che il corpo fosse esumato e trasferito fuori dal territorio consacrato;

  • alcune cronache parlano di una traslazione verso nord, lungo il confine tra Stato della Chiesa e Regno di Sicilia.

Il punto chiave è la testimonianza di Dante (Purgatorio III, 103‑145), che fa dire a Manfredi che il suo corpo fu portato “presso il Verde”, tradizionalmente identificato con il Liri.

Colasanti analizza la coerenza tra le fonti storiche e il racconto dantesco, mostrando come la tradizione del Liri non sia un’invenzione tardiva, ma abbia radici medievali.

2. Il ruolo del passo di Ceprano e del confine

La seconda parte del libro collega la vicenda della sepoltura alla funzione strategica del passo di Ceprano, punto di attraversamento obbligato tra:

  • Stato della Chiesa

  • Regno di Sicilia

Il Liri, in questo tratto, era un confine politico e simbolico. Colasanti mostra come:

  • la traslazione del corpo verso il confine avrebbe avuto un significato politico: espellere il re scomunicato dal territorio pontificio;

  • Ceprano, già noto per l’incontro tra Federico II e Innocenzo III e per la cattura di Corradino, era un luogo carico di memoria sveva;

  • la presenza di antichi guadi e vie di transito rende plausibile che il corteo funebre abbia raggiunto proprio quest’area.

 

3. Le tradizioni locali sulla tomba “scomparsa”

Colasanti raccoglie e discute le tradizioni popolari del territorio:

  • racconti di una tomba antica lungo il fiume, poi scomparsa;

  • memorie orali che parlano di un “re sepolto nel Liri”;

  • ipotesi topografiche su luoghi precisi (argini, anse, terreni agricoli).

Queste tradizioni non vengono prese come prove, ma come indizi culturali che mostrano la persistenza del tema nella memoria locale.

 

4. Le ipotesi topografiche di Colasanti

La parte conclusiva propone una ricostruzione ragionata:

  • la traslazione del corpo sarebbe avvenuta lungo la direttrice Benevento–San Germano–Ceprano;

  • il punto di sepoltura sarebbe stato sulla riva del Liri, in un luogo isolato e non consacrato;

  • la scelta del sito avrebbe risposto a un duplice criterio:

    • allontanare il corpo dal territorio pontificio,

    • collocarlo in un punto di confine facilmente raggiungibile.

Colasanti non indica un luogo preciso, ma restringe l’area a un tratto del Liri a sud di Ceprano, dove la tradizione e la geografia storica convergono.

 

Sintesi interpretativa

La seconda parte del libro non mira a “trovare la tomba”, ma a:

  • ricostruire il contesto storico della traslazione;

  • valutare criticamente la tradizione del Liri;

  • mostrare la plausibilità topografica dell’ipotesi;

  • integrare Dante, le cronache e la geografia storica in un quadro coerente.

Il risultato è una lettura che valorizza il territorio del basso Lazio come luogo di memoria sveva, e che restituisce alla vicenda di Manfredi una dimensione storica più complessa di quella puramente letteraria.